Il primo giorno d'estate del 1955, sotto il segno dei Gemelli, è il momento di Michel. Da ragazzino Michel è tutt'altro che un atleta nato, cosa tutto sommato strana per una famiglia di robuste tradizioni sportive (il padre calciatore, gli zii cestisti): per necessità e riflesso, essendo meno forte fisicamente, ha dovuto imparare a correre, a irrobustirsi, a farsi i muscoli; poi a difendersi, dribblare, farsi astuto. In rue Saint-Exupéry non c'è pomeriggio in cui non si fermi a giocare con i suoi compagni di scuola. Come lo stesso Michel ama raccontare, la sua infanzia è stata quella di tanti giovani: passata in cortile a giocare a calcio. Il suo primo portiere è il cane di sua cugina Fufi; la saracinesca del garage dei vicini la sua prima porta; colpire il palo del telegrafo uno dei suoi primi obbiettivi. Alla fine Michel si scopre comunque sufficentemente portato per tutti gli sport di squadra: pallamano, pallacanestro e, naturalmente, calcio. A undici anni prende la licenza per le giovanili del Joeuf, il Jovicienne, di cui il padre è severo allenatore (più tardi lo stesso Michel racconterà: "se sbagliavo uno stop, mi faceva fare venti giri di campo. Era meglio tirare il pallone a Fufi").

Nel giorno del debutto, 1° settembre 1966, segna due gol ai danni dell'Homécourt; questo rimarra uno dei giorni più belli della sua vita. Nonostante l'incarico assunto da suo padre come responsabile del Nancy di Terza Divisione (una specie di squadra riserve), il calcio professionistico è ancora lontano per il piccolo Platini, che finisce in fondo alla classifica nel concorso del migliore giovane calciatore di Francia del 1969 tenutosi in una ventosa giornata di maggio nello stadio Colombes di Parigi, è "piccolo e insignificante" per tutti gli osservatori incaricati di organizzare la selezione regionale dei cadetti; lo soprannominano "nano". Il calcio non sembra la strada per Michel, che sembra destinato a finire gli studi, dove comunque si distingue più per la confusione e la poca voglia di studiare.

La rivincita arriva presto per il giovane Platini: a sedici anni è il capitano degli juniores del Joeuf, e nel 1971 gli scout si accorgono di lui quando la sua squadra sconfigge il favorito Metz nella semifinale della Coppa Gambardella, un importante torneo giovanile. Poi il duro colpo del provino col Metz: durante una visita medica, deve soffiare ripetutamente nello spirografo e, forse a causa dello stress e dell'emozione, sviene. Il medico lo boccia per "insufficenza cardiaca". Metz è un po' la sua squadra del cuore: dista solo 20 km. da Joeuf (Nancy sarà a 70), percio' Aldo Platini chiede che il figlio non venga rifiutato in base ad una prova fisica ma venga giudicato secondo il suo talento: niente da fare. Dopo aver sperato nell'interesse di altri club (Sochaux, Sedan, addirittura Charleroi in Belgio), arriva il Nancy: grazie all'amicizia di Aldo con Hervé Collot, allenatore della squadra giovanile ed ex capitano della prima squadra, nel luglio 1972 Michel firma il suo primo contratto, a soli 17 anni: guadagnerà trecento franchi al mese. Platini è il colpo di fortuna per una squadra piccola ma ambiziosa come il Nancy. E' Eduardo Flores, la stella del Nancy, a rimanere affascinato da Michel e a galvanizzare il baffuto e attivissimo presidente Claude Cuny: bisogna dare spazio al ragazzo. Nel frattempo, Platini sbaraglia da solo, con la squadra della Promozione d'onore, una specie di campionato Primavera-riserve, una selezione di Bitche: la strada per la prima squadra è ormai spalancata.

In realtà per il resto della stagione 71-72 fara' solo un po' di panchina. La vera carriera professionista di Michel Platini comincia il 2 maggio del 1973, a nemmeno diciotto anni: è un sabato, e a Nancy, allo stadio Marcel Picot, si gioca Nancy - Nîmes. Michel arriva allo stadio in anticipo, l'allenatore Antoine Redin non gli dedica particolari attenzioni; gli danno la maglia numero undici (il titolare, Kuzowski, è infortunato). E' il presidente Cuny in persona che gli rivolge l'augurio: "Forza Michel, si comincia: non avrai paura spero!". Quelli del Nîmes hanno già fatto fare brutta figura a numerose squadre titolate.........ma Michel non ha paura, tenta alcuni numeri, e il Nancy vince 2 a 1. "Quel trac!", si ricorderà Michel, che tremarella quel giorno! Due settimane dopo, il 12 maggio, segna i suoi primi 2 gol contro il Lione (4-1). La conclusione della stagione è pero' difficile per il Nancy....partono molti giocatori, e una serie di sconfitte porta una squadra comunque brillante al 6° posto in campionato con 42 punti. Michel giocherà altre tre parite, cinque in tutto. Nancy è una citta che Platini amerà, ricambiato. La prima vera stagione è quella del 1973-74, in cui Redin lo convoca ventuno volte in prima squadra. Michel è ancora un ragazzino, gioca effettivamente solo otto partite e segna solo due gol, quelli della vittoria contro il Lens, di cui uno memorabile dopo aver smarcato mezza difesa, il 6 gennaio. La squadra non è al massimo (incassa 67 gol in 38 partite, ne fa solo 51), e alla fine retrocede in seconda divisione dopo essersi classificata al diciottesimo posto. Michel comunque vince, a Natale, l'Oscar di miglior giovane calciatore della Lorena e nello anno fa la prima apparizione con una maglia blu: è la nazionale giovanile, che perde 3-0 contro una selezione di dilettanti a Ludensheld. Platini fa solo atto di presenza.Il 1974 sembra quindi l'anno della fine dei sogni di gloria per il Nancy, ma i biancorossi sapranno ritrovarsi il campionato seguente nei campetti di provincia grazie ad un gruppo di giovani arrabbiati e vogliosi di vittorie. Le partite per Michel sono 37 con 22 gol fra coppa e campionato, e il Nancy ritorna in prima divisione in carrozza, vincendo il campionato.

E' in questo periodo che Michel mette a punto l'arma segreta del suo repertorio tecnico: il calcio di punizione. Il campione si era accorto che si trattava di un'arma ancora poco sfruttata: i calci piazzati piovevano sempre più numerosi in seguito all'aumentare dei falli....perchè non usare questa possibilità in più per segnare? Il presidente Cuny si inventa l'idea di piazzare quattro sagome azzurre allineate alla distanza di nove metri e quindici dal punto in cui è collocato il pallone (la distanza regolamentare della barriera). Con questi manichini e il portiere del Nancy Jean-Michel Moutier, detto "Moumont", Platini ripeterà per anni durante gli allenamenti numerose sessioni di calci di punizione, scommettendo una granatina con Moutier sull'esito dei piazzati.......le squadre in cui giocherà Michel si avvantaggeranno molto di questa arma segreta. In seguito Michel perfezionerà ulteriormente l'allenamento, avvicinando la barriera al pallone riproducendo cosi' più fedelmente le situazioni che si trovano nelle partite "vere". In realtà, il vero segreto delle punizioni di Michel era la sua caviglia, non esattamente agile, anzi, piuttosto rigida.

Il primo "vero" contratto di Michel (seimila franchi al mese dell'epoca) arriva nel 1975-76, in cui segna 27 gol in un totale di 35 partite (coppa + campionato). Da ricordare sono il premio di migliore del campionato per ottobre e la sua prestazione contro il PSG al Parco dei Principi (4-1).

Arriva l'esordio nella nazionale A: il 27 marzo si gioca Francia - Cecoslovacchia, e l'allenatore della nazionale A, Michel Hidalgo, propone a Michel un tour de force: in tre giorni, due partite. A Bucarest con l'Olimpica, a Parigi con la prima squadra. Si fa, e di corsa! Michel arriva in ritiro in taxi, emozionato. Conosce solo Rampillon, Soler, Bossis. Hidalgo lo mette in camera con il capitano, il futuro CT Henry Michel, ventottenne centrocampista del Nantes, il quale lo mette subito a suo agio. Platini arriverà pallido al Parco dei principi, saluterà meccanicamente il presidente della federazione, intravedrà a malapena il padre. Negli spogliatoi va un po' meglio; lui e Bossis si fanno coraggio a vicenda. I debuttanti in questa partita sono cinque: loro due, Gilles Rampillon (compagno di Henri Michel nel Nancy e che indosserà il 10, lasciando a Michel l'otto), Rio e Pintenat. E' una Francia sperimentale, ma le cose si mettono bene: Soler porta in vantaggio i Blu al 17', i cechi rimontano 2 gol, la partita è agli sgoccioli quando.....punizione al limite dell'area, "Le Roi" si avvicina al capitano, e tranquillamente gli fa "Lasciamela, la metto io in rete". In porta c'è una leggenda vivente, Ivo Viktor, che con le sue parate ai calci di rigore aveva portato la Cecoslovacchia alla vittoria nei Campionati Europei del 1976. Ma leggermente spostato sulla sinistra, Michel è nella posizione ideale: tocco di Henry Michel, palla che fora il muro cecoslovacco; un pallonetto lungo e beffardo, il tuffo di Viktor è inutile. E' gol. Che debutto!

La stagione 1976-77 è ricordata dai tifosi del Nancy come la migliore della propria squadra. Nel 10° anniversario di fondazione della giovane compagine biancorossa , la squadra si presenta senza grossi rinforzi ma con la maturazione di Platini e degli altri due componenti della squadra olimpica, Rouyer e Rubio. Michel segna 4 gol nella storica vittoria per 7 a 3 contro il Bordeaux e terminerà con venticinque reti nel Nancy e quattro gol nelle otto partite di Nazionale, per un totale di ottanta partite comprese le olimpiadi e la nazionale militare! E' questo, infatti, l'anno in cui la Francia si qualifica per la prima volta dopo il 1966 alla fase finale dei Campionati Mondiali, e - inutile dirlo - si era dovuto aspettare il campione di Joeuf per raggiungere un traguardo del genere..... Il Nancy è quarto alla fine del girone d'andata, Platini diventa capitano e la squadra conferma la stessa posizione del girone d'andata, mancando addirittura la qualificazione in coppa UEFA solo a causa di una sconfitta, ancora a Saint Etienne, per 3 a 2.

Ma quella stagione è contraddistinta anche dalla rincorsa della nazionale francese verso il Mundial 1978, in Argentina. La Francia è inserita in un gruppo di qualificazione molto duro, con due spauracchi: Eire e Bulgaria. Michel scalda la caviglia in Danimarca: gol su punizione, biancorossi battuti. Il colpo non gli riesce in Bulgaria, dove nonostante il suo gol la nazionale si mangia un'importantissima vittoria grazie anche ai favori concessi dall'arbitro scozzese Foote ai padroni di casa. La qualificazione si decide perciò solo all'ultimo atto, a Parigi, quando ai bulgari basta un pareggio per ottenere la qualificazione alle spese dei Francesi..... il 16 novembre 1977 al Parco dei Principi la tensione è insopportabile, ma nello stadio si respira l'aria delle grandi imprese. Rocheteau porterà in vantaggio i bleus, Platini al 63° raccoglie un passaggio di Six, scarta Angelov e batte Goranov con un tiro forte e preciso dai venti metri. Christian Dalger, entrato successivamente, suggella il 3-1 dell'apoteosi.

Realizzata l'impresa, Platini passerà tutta la primavera "su una nuvola": il 21 dicembre sposa Christèle a Nancy, davanti a Henri Collot, vicesindaco, l'uomo che l'aveva portato in città dopo l'incidente medico di Metz. I giurati del Pallone d'Oro lo classificano al terzo posto (ci sarà tempo......) e in primavera porta il Nancy per la prima volta in finale di Coppa di Francia. Il 1° aprile, un'amichevole contro il Brasile lo porta a sfidare nentemeno che Zico, l'altro grande fuoriclasse del calcio mondiale del momento....provocato dal CT brasiliano Coutinho, proprio Michel rifila un gol alla Seleçao e continua il suo momento magico, confermato da una bella tournée della nazionale in Sud America. Michel ormai è un uomo importante: nel Novembre '76, il Presidente della Repubbica Valery Giscard d'estaing è in visita a Nancy, e Platini riceve un invito a cena in prefettura: il presidente, grande appassionato di calcio, ha giocato portiere a Chamalières. I due pasteggeranno a champagne e lume di candela. Nella stagione 1977-78, che terminerà con i mondiali in Argentina, Michel deve giocare come centravanti nel Nancy in sostituzione di Pokou, pallone d'Oro Africano, arrivato proprio quell'anno e quasi subito infortunato. Platini affinerà ancora il suo senso del gol, anche se la posizione per lui è un pò innaturale.....però in trentasei partite fa centro diciotto volte, una su due, e fa meglio ancora in Coppa (otto gol in nove partite). A Nizza si ricordano ancora di quel Nancy che li battè in casa per 7 a 3 il 18 gennaio 1978, con 4 gol di Michel. Le speculazioni sul futuro sportivo del campione disturbano il padre-padrone della squadra Claude Cuny, il quale arrivera' anche a ridurgli lo stipendio nella stagione successiva, che Michel annunciera' il 1° febbraio essere l'ultima a Nancy. Per i biancorossi gli infortuni continuano: dopo l'arrivo dell'uruguaiano Acevedo, però, la squadra si riprende e realizza una ottima serie di 10 partite con una sola sconfitta, terminando al 6° posto con 43 punti. Il momento magico del pre-Mundial ha perciò il suo apice il 13 maggio 1978, quando migliaia di tifosi del Nancy marciano verso il Parco dei Principi in attesa della grande partita: la finale di Coppa di Francia.Il momento decisivo arriva al cinquasettesimo minuto:Michel ottiene un buon pallone da Rubio, batte l'arcigna difesa e con un tiro secco castiga il portiere Baratelli. Il risultato non cambia fino alla fine! E' il presidente francese Giscard d'Estaing in persona, appassionato di calcio, che premia Michel. E' la prima coppa per il Nancy, il primo di una lunga serie di trofei per il numero 10. E' l'inizio della gloria. La nazionale Francese non arriva al Mundial nello stesso clima di euforia dell'anno precedente. Ci sono molte polemiche riguardo alla partecipazione ai campionati argentini, polemiche causate dal regime dittatoriale del generale Videla; molti intellettuali e giornalisti si chiedono se sia il caso di andare a giocare in uno stato retto da una dittatura, e sostengono la causa del boicottaggio. Ma non se ne farà nulla: lo sport dimostra di poter essere, almeno in questa caso,diverso dalla politica. A Buenos Aires la presenza poliziesca non è così opprimente, e i francesi si ritrovano ad alloggiare proprio con l'Italia, inclusa nel loro girone insieme ai padroni di casa e all'Ungheria. Certo il sorteggio non è stato benevolo... Michel ha già incontrato l'Italia in amichevole a Napoli l'8 febbraio: un doppio calcio di punizione (fatto ripetere dall'arbitro), uno a destra e uno a sinistra di Zoff, hanno fatto conoscere il campione al pubblico italiano e ai suoi futuri compagni di squadra. La simpatia con Tardelli è immediata: si scambieranno la maglia in partita. Il debutto avviene proprio contro l'Italia, la situazione nello spogliatoio francese è tesa a causa di una questione di premi non pagati dallo sponsor tecnico Adidas. C'è aria di fronda, e questa mancanza di serenità verrà pagata.....le cose sembrano però mettersi bene: dopo nemmeno un minuto, Lacombe colpisce di testa il suo primo pallone e fa gol! Il gol più rapido della storia della Coppa del Mondo. Ma l'Italia è davvero una grande squadra, e lo dimostrerà in seguito: mezz'ora dopo pareggia, e alla fine riesce a ribaltare il risultato. Rainea suggella la fine di un match sfortunato anticipando un calcio di punizione di Michel dai diciotto metri....i francesi si rendono conto che la Coppa del Mondo è finita prima di cominciare. Le notizie sullo scandalo delle scarpe si diffondono anche in patria, Hidalgo miaccia le dimissioni, la squadra praticamente si spacca. Contro l'Argentina,nella partita decisiva, rientrano Rocheteau, Lopez, Battiston e Bathenay, ma non basta: un rigore più che dubbio permette a Passarella di portare i biancazzurri in vantaggio proprio allo scadere del primo tempo, una traversa di Lacombe permette a Platini di pareggiare i conti, ma Luque segna a venti minuti dalla fine nel momento migliore dei francesi. E' finita, la nazionale giocherà ancora la partita con l'Ungheria con una tenuta di emergenza presa in prestito da una squadra locale a causa di un errore organizzativo. L'Italia vince anche con l'Argentina, terminerà quarta e anche con qualche rimpianto; la Francia torna a casa con le pive nel sacco. Il ritorno di Platini dal Mundial è così un po' malinconico: in realtà Michel si convince che la Francia avesse compiuto la sua grande impresa quella sera a Parigi, e che l'Argentina fosse stata vissuta da tutti, inconsapevolmente, come una specie di vacanza premio. Dopo una breve vacanza, l'8 agosto 1978 il Nancy, rinforzato da Zènier, Pintenat e Merchadier gioca allo stadio del Saint-Etienne: Michel viene fischiato, è nervoso, a un certo punto si butta come un pazzo su una palla ormai persa e si scontra contro Lopez. Lo stadio è costernato, Michel rotola a terra, lo portano fuori a braccia: triplice frattura del malleolo esterno della caviglia destra, sarà costretto a stare fuori cinque mesi. E' l'infortunio più grave, che gli poteva costare la carriera. Ma la serie era iniziata il 5 novembre 1972 quando durante una partita con lo Strasburgo in III° Divisione dopo botte, spintoni e capitomboli finisce all'ospedale con la doppia frattura della caviglia destra. E poi toccherà nel febbraio 73 alla mano destra, nel marzo 1974 al cubito e al radio del bracio sinistro; ad aprile 76 al menisco sinistro, asportato dalle pinzette del famoso professor Trillat, a Lione. E, ancora, nell'infelice 1976, la frattura del metacarpo della mano destra, e nel 1978 in semifinale di Coppa di Francia segna contro il Paris-St.Germain scontrandosi contro la testa di Tresor: ricoverato per trauma cranico. Tre mesi dopo, tripla frattura alla mano destra...tra il 1972 e il 79, otto volte all'ospedale. Un record!

Alla fine giocherà una mezza stagione in tutto, ma riuscirà comunque a segnare quindici reti in ventiquattro partite, e a tornare torna in nazionale. Il Nancy viene eliminato in Coppa delle Coppe dal Servette di Ginevra, e termina undicesimo con 38 punti, mentre su Michel si scatena una serie di speculazioni di mercato sui giornali sportivi di tutta europa: il Bordeaux, il PSG, il Marsiglia lo vorrebbero nelle loro fila........Il 1979 e' poi l'anno in cui la storia di Michel e del calcio italiano sarebbe potuta cambiare. Da piccolo Michel era affascinato dalla grande Inter di Mazzola e Suarez, idolatrata nel Caffè degli Sportivi di nonno Francesco. Fu proprio l'Inter, infatti, a rischiare di portare per prima Michel in Italia. Giulio Cappelli, inviato dell'Inter, prende a seguire il Nancy, la trattativa si avvia, Michel decide di partire per l'Italia insieme a Christèle per conoscere personalmente i dirigenti dell'Inter. C'era pero' un intoppo: la federazione Italiana non aveva ancora deciso se riaprire le frontere ai calciatori stranieri, ma il presidente Fraizzoli aveva ricevuto il via libera dal Presidente della FIGC Franchi. Tutti erano convinti di aver fatto l'affarone; Michel fece anche le prime visite mediche, e conobbe anche il mister Bersellini ("con il petto villoso e in cannottiera, ci fece una certa impressione!") Ma le frontiere rimasero chiuse e l'Inter, dopo aver fatto firmare a Platini un contratto fino al 1982, dovette lasciar perdere dopo che anche alcune voci sulle condizioni fisiche di Michel avevano creato perplessità nell'entourage nerazzurro. Alla fine è l'effetto "Glasgow 76" che si fa sentire più degli altri, però: il Saint Etienne è ormai diventata la squadra del cuore di tutti i francesi; sull'esempio dei grandi club inglesi vuole diventare una grossa realtà europea. E' come se tutta la Francia volesse Platini, il calciatore francese più popolare, nelle fila della squadra più amata. La questione del contratto di Michel è ormai la storia dell'anno, si fanno sotto il Nantes e di nuovo il Marsiglia di Trésor. Ma è Francis Borelli, presidente del Paris Saint Germain, che spara la cifra più alta: un milione di franchi per Michel! Il 30 maggio 1979 Borelli lo chiama, si vedono, parlano della grande squadra che si vorrebbe costruire a Parigi. Ormai la scelta si è ridotta tra i Verdi e i parigini.......e sarà la solidità economica e tecnica del club-pilota del calcio francese, terzo e di nuovo qualificato per le coppe europee, che convincerà definitivamente Platini. Guadagnerà 83.300 franchi al mese, più i premi; e sarà libero di negoziare gli ormai numerosissimi contratti pubblicitari che gli vengono proposti. Nancy sarà comunque per sempre la città del cuore di Platini, che gli ha dato tutto: gli amici, uno stadio tutto per lui, l'amore, una moglie. Una banda di amici come "Moumont", Curbello l'uruguaiano; Paco Rubio l'infaticabile motorino con cui Michel ingaggiava interminabili sfide ai rigori; Olivier Rouyer, la freccia; Rora, lo yugoslavo giunto dallo Standard Liegi. Platini arriva quindi a Saint Etienne nell'estate 1979, mentre la squadra è in piena trasformazione: rispetto a Glasgow se ne sono andati Bathenay, Larqué, i fratelli Revelli, Synaeghel, Sarramagna, Merchadier. I verdi sono in piena evoluzione tecnica e tattica, ma Michel ha un vantaggio: la maggior parte dei suoi nuovi compagni di squadra sono già suoi partner nella nazionale, e sarà facile integrarsi tra loro. Nella stessa estate, e in particolare il 25 giugno, Michel è anche protagonista di una famosa partita di esibizione contro l'Argentina in occasione del primo anniversario della vittoria in Coppa: con una selezione del Resto del mondo allenata da Bearzot e comprendente Causio, Tardelli, Krol e Boniek. E' l'occasione per incontrare molti futuri compagni di squadra....il Resto del Mondo vince 2-1, e sarà solo la terza volta in 41 anni ! Il 1979-80 non vedrà altri successi per la Francia: la qualificazione ai campionati Europei in Italia è mancata, e Michel si deve consolare con l'avventura europea dei Verdi. Dopo aver segnato il primo gol con la nuova maglia a Marsiglia (vittoria per 5-3) il Saint Etienne ottiene 15 punti su 16 prima del primo scontro europeo: il 19 settembre, a Lodz contro il Widzew di Boniek. Michel segna proprio qui il suo primo gol europeo, il futuro compagno Zibì pareggia e a qualche minuto dalla fine Curkovic, jugoslavo portiere verde, deve incassare un'altra rete. Ma il ritorno sarà trionfale: il 3 ottobre Johnny Rep, ex-stella dell'Ajax, firma una tripletta. Il turno successivo assegna ai Verdi, per la terza volta in quattro anni, il temibile PSV Eindhoven, vincitore della Coppa UEFA 1978 e successore dell'Ajax come dominatore del calcio olandese. Ma Platini non può giocare la prima partita in trasferta: a causa di una distorsione riportata durante Francia-USA del 10 ottobre porterà il gesso per tre settimane....un altro degli sfortunati infortuni di Michel. Il PSV, che si vuole vendicare delle sconfitte in passato patite contro i francesi, carica forte, poche altre volte il Saint Etienne ha dovuto subire così tanto la pressione di una squadra: 2-0. Le botte subite caricano al massimo i Verdi, che due settimane dopo, 7 novembre 1979, sfoderano una prestazione leggendaria: dopo 5 minuti è già 3-0! Michel segna due gol, il risultato finale è uno storico 6 a 0. Sfortunatamente, dopo aver superato l'ostacolo Salonicco, in primavera il Saint Etienne deve deporre le armi di fronte al Borussia Moenchengladbach, futuro campione in mezzo ad altre 3 semifinaliste, tutte tedesche (anticipo della vittoriosa campagna europea della nazionale di Derwall, che batterà il Belgio in finale a Roma per 2-1). I verdi crollano anche sul finale di campionato, vinto dal Nantes. Il secondo posto assicura comunque, ancora una volta, la qualificazione alla UEFA. La stagione seguente, 80-81, vede l'arrivo a Saint Etienne del nazionale e grande amico di Platini Patrick Battiston, ventitrenne possente difensore proveniente dal Metz. Il debutto della stagione è faticoso: due sconfitte in tre partite, il pubblico brontola. Una vittoria sul Nancy per 4-1 fa ritrovare il consenso del 12° uomo, ma c'è un altro fatto importante: il portiere slavo Ivan Curkovic, capitano di lungo corso, annuncia il ritiro dal calcio. Il suo sostituto, Castaneda, non si rivelerà così spesso alla sua altezza. In Coppa, dopo due partite di semi-allenamento contro i finlandesi del Kuopio(doppio 7-0) e un turno non difficile contro gli scozzesi del Saint-Mirren, la sorte pone di fronte ai Verdi il potente Amburgo, già finalista di Coppa Campioni e futuro vincitore della stessa. Una squadra all'apice della sua forma, anche se da poco abbandonata dal suo fuoriclasse Keegan, tornato in Inghilterra dopo 3 anni in Germania. Michel ha dei conti da regolare anche con il selezionatore della Germania Ovest Derwall, che dopo un'amichevole disputatasi ad Hannover pochi giorni prima del primo scontro contro gli amburghesi e vinta dai tedeschi sulla Francia per 4-1, definisce Platini "Un generale che sorveglia le sue truppe in battaglia da lontano con un binocolo." Tutti al Saint Etienne vogliono far pagare all'Amburgo l'umiliazione subita dal Borussia l'anno precedente (1-4 al Geoffroy-Guichard). In realtà i Verdi sono reduci da una sconfitta contro il Tours, squadra di 2° divisione, in Coppa di Francia; e l'Amburgo ha appena vinto 11-0 la sua partita di Coppa! Kaltz e Hrubesch infestano i sogni di Michel e compagni.........ma la partita, come quella contro il PSV, resterà nella storia: 26 novembre 1980, Amburgo 0 -Saint Etienne 5. Michel segna 2 reti e risponde a Derwall: "Dite al selezionatore tedesco che questa volta avevo lasciato il binocolo a casa!" Il ritorno da Amburgo è trionfale: la squadra è invitata ad un torneo amichevole nei Territori d'oltre mare, e gioca a Tahiti accolta da una folla trionfale. Ma la gioia, anche stavolta, sarà di breve durata. La lotta per lo scudetto 1981 si riduce anche stavolta ad un testa a testa con il Nantes; la nazionale francese è impegnata in un girone di qualificazione mondiale molto impegnativo con Belgio e Olanda; e la Coppa UEFA propone ai Verdi uno scontro con la stella nascente dell'Ipswich Town ,che schiera celebrità del calcio internazionale come gli olandesi Muhren e Thijssen, gli inglesi Cooper e Butcher, lo scozzese Wark. In testa al proprio campionato ed imbottito di nazionali, la squadra inglese sembra la copia dell'Amburgo.....purtroppo per il Saint Etienne, il risultato non sarà lo stesso. All'andata al Geoffroy-Guichard Rep aveva portato in vantaggio la squadra di Platini al 15', ma poi la difesa va in barca e subisce quattro reti. E' la disperazione, e in questa clamorosa ed inspiegabile sconfitta si possono forse rintracciare le premesse della futura caduta del Saint Etienne, tra scandali finanziari, litigi e regolamenti di conti, e quindi della futura cessione di Platini. E gli inglesi, come il Borussia l'anno precedente, andranno a vincere la coppa UEFA oltre che il campionato inglese. Dopo Ipswich qualcosa si spezza: nemmeno il presidente Rocher, dopo un ventennio, ha più l'indiscusso potere di prima; le sue ambizioni di costruire un grande centro sportivo e fare della squadra lorenese una "grande" d'europa sembrano sfumare, e l'allenatore Herbin non è più inattacabile. La decisione di nominare un direttore generale getta poi scompiglio e semina invidie all'interno del club. I giocatori riescono però ad offrire al club in difficoltà un'ultima chance: con un finale sprint di tre vittorie consecutive, due delle quali in trasferta con Bordeaux e Nantes, permettono al Saint Etienne di vincere il suo decimo (e finora ultimo) scudetto, e di arrivare in finale di Coppa di Francia con il Bastia (perdendo). Platini esita molto al momento di rinnovare il contratto: il Barcellona aveva riaperto in aprile il balletto dei trasferimenti, seguito dal Napoli e dalle affascinanti proposte dell'Arsenal. Michel rinnoverà il contratto solo per un anno alla vigilia della sfida decisiva con il Nantes il 12 maggio. Qualcosa sembra spezzarsi anche nel rapporto con la nazionale di Francia: durante un'amichevole con lo Stoccarda che vince per 3 a 1 al Parco dei Principi, il pubblico parigino fischia pesantemente Platini, che chiede la sostituzione. Gli ultimi 30 minuti passati da solo nello spogliatoio saranno, a detta di Michel, i più duri della sua carriera. Il campione è contestato forse per una serie di impegni extra-sportivi malvisti al grande pubblico: le pubblicità, un linea di pret-à-porter firmata "10 Platini", le serate di gala e i pettegolezzi sul suo contratto lasceranno il segno su Michel al momento di scegliere il suo futuro. Il momento del Saint Etienne è poi il peggiore: chaimata sfortunatamente a giocare lo spareggio estivo per entrare nelle 32 della Coppa Campioni, la squadra verde deve incontrare la Dinamo di Berlino nonostante le assenze di numerosi titolari. Pareggeranno in casa per 1-1 il 26 agosto e sei giorni dopo a Berlino non riusciranno andare oltre ad un pareggio a reti bianche. Nonostante questo brutto colpo, la squadra ha un sussulto d'orgoglio, ma nemmeno i 22 gol di Platini basteranno per raggiungere il Monaco al primo posto. La rottura fra Herbin e Rocher sarà definitiva, e la crisi troverà il suo epilogo il 15 maggio 1982 al Parco dei Principi, durante al finale di Coppa di Francia, quando nonostante la solita rete di Michel il PSG rimonta ai Verdi due gol all'ultimo minuto e li sconfigge ai rigori. Platini ha comunque già deciso: andrà alla Juventus. La sua grande prestazione nell'ultima partita, contro il Metz (un inutile 9 a 2 per i verdi), serve solo per acuire il rimpianto dei suoi tifosi francesi.

La storia dell'acquisto di Platini da parte della Juventus è una storia appassionante. Le offerte sono molte: Bordeaux e Arsenal fra tutte. Michel però sente battere il suo cuore italiano, e i ruvidi tacchetti inglesi gli sembrano più pericolosi di quelli prestigiosi dei difensori italiani....l'amore, da tempo coltivato, sboccia definitivamente il 23 febbraio 1982, quando la Francia batte l'Italia in un'amichevole a Parigi per 2-0 e Platini fa il bello ed il cattivo tempo contro i tanti juventini in campo. La leggenda narra che sia stato Agnelli in persona, guardando il match in televisione, a decidere l'acquisto del numero 10 del Saint Etienne.....il giorno stesso, comunque, il procuratore di Michel Bernard Genestar e Boniperti si erano già incontrati per stabilire una base per il contratto. Platini, ancora in ritiro con la nazionale, era stato informato momento per momento riguardo all'andamento delle trattative. Si decide un incontro per pochi giorni dopo: e dopo la partita, è Boniperti, entusiasta, a chiamare: l'incontro decisivo avverrà a Torino. Così il 30 aprile, poche ore prima della chiusura dei trasferimenti dei giocatori stranieri in Italia, Platini, Genestar e il rappresentante dei calciatori professionisti francesi Philippe Piat partono per Torino dall'aeroporto di Lione a bordo di un Cessna privato che atterra a Caselle. Durante il viaggio Michel, che non ha ancora deciso, si troverà a pensare più volte a suo nonno, lavoratore coraggioso venuto a cercare fortuna da quelle terre italiane....Il Paris Saint Germain aveva fatto offerte mirabolanti a Michel, si parlava addirittura di organizzare una colletta tra i tifosi....la solidità economica e tecnica del Bordeaux è tutta da dimostare...gli unici a rimanere in lizza, fino a quel momento, erano stati i simpatici dirigenti dell'Arsenal. All'arrivo alla Sisport, il centro sportivo della FIAT, Michel incontra per la prima volta Boniperti. Cacciati due avvocati fatti venire da Genestar da Milano, all'interno dell'ufficio del presidente juventino rimangono solo Michel e il suo procuratore, oltre a Giuliano e Barettini, funzionari bianconeri. La conversazione si avvia solo in inglese: Michel si aspettava che Boniperti, da piemontese, parlasse francese; ugualmente il presidente si aspettava che un Platini potesse ben parlare l'italiano......l'accordo sulle cifre è rapidamente trovato: 400 milioni per il primo anno di contratto, 10% in più per il secondo. C'è però un ostacolo: Michel vuole essere a disposizione per tutte le partite della sua nazionale fino al Campionato Europeo del 1984 che si giocherà proprio in Francia...Boniperti tentenna, esce per consultarsi privatamente al telefono con Agnelli. Alle 14, dopo un rapido pasto a base di sandwich, Boniperti e i suoi due consiglieri tornano.......e c'è un argomento ancora più spinoso: l'indennità di trasferimento da versare al Saint Etienne. Boniperti è intransigente: vuole addirittura che sia Platini a pagare il parametro! Sembra incredibile, pensando al successo che Michel avrà nella Juve, che i dirigenti della squadra bianconera abbiano tirato così sul prezzo di un tale campione....ma è proprio il campione che prende in mano la trattativa da par suo: telefonando al presidente Rocher a Saint Etienne. Alla fine trova una soluzione: "voi pagate quello chel'Unione europea assegna al Saint Etienne e ricuperate questa somma dal prossimo club che mi ingaggierà alla fine delle mie due stagioni con la Juve....." Boniperti, ammirato dal senso degli affari di Michel, sorride: dopo tre di trattativa, è fatta. Con la stilografica d'oro prestatagli da Genestar, Michel firma sentendosi liberato foglio dopo foglio. La tensione si scioglie, e c'è spazio per una delle solite battute: Boniperti osserva "Adesso che è dei nostri, dovrà farsi tagliare i capelli" e Platini risponde"Ah si? E non ha paura che perda tutte le mie forze?..." Facciamo un passo indietro. Come nel 1977 l'ammissione alla Coppa del Mondo si era giocata all'ultima partita, anche nel Novembre 1981 la Francia è chiamata allo scontro decisivo al Parco dei Principi contro la sua rivale diretta, l'Olanda. Nel gruppo dei transalpini era già qualificato il Belgio; L'Irlanda del predecessore al n.10 juventino Brady viveva nella speranza di un pareggio fra tulipani e "galletti" all'ultima partita. Solo una vittoria poteva promuovere la squadra di Platini. La squadra olandese è un bel mix di gioventù ed esperienza: i soliti "vecchioni" Krol, Neeskens, Rep più le promesse Thijssen, Muhren, Van de Korput e un giovanissimo Frank Rijkaard. Ma nella stessa tensione di quattro anni prima contro la Bulgaria, Michel fa segnare a Six il primo gol e sigla personalmente il secondo. E' Spagna! Dell'amichevole contro l'Italia abbiamo già detto: ecco i galletti arrivare a Bilbao, il 16 giugno, per il debutto Mundial contro l'Inghilterra. Sarà, nei ricordi di Michel, una partita perduta "senza onore nè gloria": dopo 27 secondi Robson firma il gol più veloce della storia, e i francesi accusano subito il colpo. I quaranta gradi non aiutano certo la rimonta....il gol del pareggio di Soler non fa pensare alla rimonta: i francesi sono svuotati, ancora Robson e Mariner infilano la distratta difesa transalpina. Finisce 3 a 1. Kuwait e Cecoslovacchia si dividono imprevedibilmente la posta, e il 21 giugno contro i mediorientali bisogna assolutamente vincere. La squadra viene rinnovata per metà: entra il giovane Amoros, Genghini riprende il suo posto di centrocampista e Lacombe sostituisce l'infortunato Rocheteau. Si ricostituisce l'asse della partita Francia-Olanda. Il risultato non si fa aspettare: 2 gol prima dell'intervallo, Genghini e Michel, più Six all'inizio della ripresa. La partita entrerà nella storia per l'intervento dello sceicco Kuwaitiano che cercherà di far annullare un gol regolarissimo di Giresse!

La sera stessa, nel ritiro di Valladolid, accadrà un altro incidente, rivelatore dei rapporti ancora una volta non idilliaci all'interno della nazionale blu. Portano a Michel un'enorme torta con le 27 candeline del suo compleanno;tutta la compagnia si stringe attorno a lui....in disparte, Jean Tigana (che non ha giocato) si serve una porzione di torta e ci attacca sopra una candelina presa dalla tasca. Attratti dalla fiamma, tutti restano stupefatti: "Oggi è anche il mio compleanno, e nessuno ha pensato a festeggiarlo. Allora lo faccio da solo." Le riserve lanciano attacchi dai giornali, Michel risponde dando degli "asini" ai contestatori...non è un attacco personale a Tigana (con il quale i rapporti non saranno mai "calorosi") ma ai destabilizzatori dell'armonia della squadra. Dopo un'altro deludente pareggio con la Cecoslovacchia i transalpini passano il turno più che altro per demerito altrui e grazie al punteggio pieno dell'Inghilterra, qualificandosi così al secondo turno. Fortuna vuole che i risultati deludenti della Spagna li catapultino nel girone dei quarti più debole, quello appunto "previsto" per i padroni di casa, che li vede opposti alla sorprendente Irlanda del Nord e all'Austria. Lo spirito di gruppo all'interno del ritiro è presto ricostruito....Michel è assente per la vittoria contro gli austriaci, ma a Madrid partecipa ad una grande partita che vede i blu battere i britannici per 4 a 1 con una grande prestazione di Alan Giresse autore di una doppietta. Per la prima volta dopo il 1958, la Francia è in semifinale di Coppa del Mondo!

La semifinale che designerà la finalista che andrà a scontrarsi contro la sorprendente Italia si gioca a Siviglia l'8 luglio 1982 tra Francia e la Germania Ovest campione d'Europa (che ha superato il girone con Spagna e Inghilterra). Come ha dichiarato Michel, "Chi non ha visto Francia-Germania non sa cos'è una partita di Coppa del Mondo". Rimarrà l'unica partita dopo la quale Michel avrà pianto. La Francia non era paga del prestigioso risultato conseguito in suplesse, e aveva voglia di finale. Ma venti minuti dopo il fischio d'inizio, Littbarski spara l'1-0! Il gioco è d'altolivello.....Al 50' Genghini si fa male al polpaccio, entra il vecchio compagno di Michel, Patrick Battiston. Al 60°, il fatto che tutti ricordano: Patrick sfugge al controllo di Kaltz e cerca di raggiungere il lancio profondo di Platini, gettandosi versola rete. Schumacher lo anticipa, gli si getta incontro, abbranca il pallone e lo investe in piena velocita colpendolo con il gomito e l'anca, "sotto gli occhi di Forster che indietreggia sconvolto" nelle parole di Michel. Il portiere tedesco si allontana poi dalla zona dello scontro palleggiando incurante della sorte dello sfortunato difensore. Il panico si impadronisce dei francesi: Battiston è privo di sensi, Janvion si copre gli occhi, il giocatore a terra e scosso da spasmi nervosi. Michel dichiarerà anni dopo: "ho pensato subito che fosse morto". Si teme una frattura della colonna vertebrale......ma per fortuna non è così, Battiston sarà solo costretto a portare un collaretto il giorno del suo matrimonio. Per la Francia si spezza forse qualcosa; non il gioco, lo stile, ma il morale, la voglia di vincere. L'arbitro Corver non sanziona minimamente Schumacher.....questo non impedisce a Trésor e Giresse di segnare due fantastici gol durante il tempo supplementare....la Francia è già a Madrid contro l'Italia... e invece Rumenigge e Fischer raggiungono ancora i transalpini! I 120 minuti finiscono 3 a 3, per la prima volta nella storia una partita di coppa del mondo finirà ai calci di rigore. Si è sul 4 a 4 quando Stielike, odioso libero del Real Madrid, si fa avanti e sbaglia, crollando in lacrime. Il tiro di Didier Six potrebbe voler dire finale: ma il tiro molle è parato da Schumacher. Bossis seppellisce definitivamente le speranze francesi, e l'ariete Hrubesch proietta la sua squadra a Madrid. La desolazione è grande, la delusione immensa. Rumenigge si stacca dal gruppo dei vincitori per andare a scambiare la maglia con Michel. Si rispettano, si ritroveranno contro quando Karl-Heinz arriverà all'Inter. L'inutile partita di Alicante per il terzo posto è disertata da Platini, e la Francia perderà anche dalla Polonia. Sarà l'Italia dei sei juventini futuri compagni di Michel a vendicare l'orgoglio francese. E così Michel arriva alla Juve nell'estate '82, strappato al Saint Etienne ed alle altre grandi d'Europa per "un pezzo di pane", almeno a detta dell'Avvocato Agnelli. La Juventus ha appena vinto un altro scudetto, il ventesimo della serie, quando il bravo irlandese Brady viene fatto accomodare per poter tesserare Michel e il campione polacco Zibì Boniek (le frontiere per gli stranieri si sono appena riaperte dopo un quindicennio di autarchia). Michel ricorderà sempre con piacere il fatto di poter giocare con ben sei campioni del mondo: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi, oltre a Bettega che recupera da un grave infortunio. Insomma la squadra è costruita per vincere l'unico prestigioso alloro che manca alla società piemontese: la Coppa dei Campioni. Il primo impatto con l'Italia è quasi traumatico e si consuma in un caldo pomeriggio d'agosto a Torino. Arrivando allo stadio Comunale con Boniek e rispettive famiglie per partire in direzione del ritiro di Villar Perosa, la Range Rover verde di Michel viene letteralmente assaltata da cinquemila tifosi radunatisi per salutare la squadra, e nella confusione - ricorda Michel - gli capiterà "addirittura" di perdere un maglione di cachemire! Per Michel è una situazione strana, non è abituato a tutta questa attenzione, così diversa da ciò che succede nel calcio francese; questa accoglienza gli rimarrà impressa a lungo.

La prima parte dell'anno Michel la vive da malato quasi immaginario in una situazione paradossale da "sopportato in casa" della squadra dei campioni del mondo. Michel lega abbastanza in fretta con i giocatori che aveva già conosciuto in occasione degli incontri internazionali: Tardelli, Rossi, Cabrini. Con Boniek l'intesa è quasi spontanea, il tennis è il passatempo preferito (ne beneficeranno entrambi anche in campo), ma in realtà il trapianto dei due si rivela un pò lungo dal punto di vista tattico....e non solo: con Furino, l'ultimo alfiere della vecchia guardia, Michel ammette di aver parlato, in ben due anni, solo per due volte in tutto! Il campione francese è tormentato dalla pubalgia e dal dubbio se operarsi o no: stringe i denti e incassa le prime critiche. Inoltre al tempo del valzer fra Londra e Torino Michel, sicuro del suo italiano, aveva sudato molto sull'inglese; in realtà, una volta giunto in Italia, al di fuori del linguaggio calcistico,ci si capisce poco (come già dimostrato all'atto della firma con Boniperti). Il presidente prende in mano la situazione, decide di convocare i due nuovi stranieri per sapere come mai il rendimento della coppia non è quello previsto. I due gli chiariscono la situazione: la palla deve girare anche tra i loro piedi, altrimenti..... piano piano, la raduale scomparsa della pubalgia e il crescente ambientamento cambiano tutto, e anche Torino si rivela fatta apposta per Michel: tranquilla, perfetta per un campione che odia la confusione e la folla. Appena recuperata la forma migliore, Michel fuga i dubbi sulla sua integrità fisica e segna un gran gol già nel derby di novembre: da lì parte la sua riscossa, da lì comincierà a farsi amare dai tifosi che nonlo considerano più "il francese" ma "le Roi". La Juventus cambia: Furino lascia il posto a Bonini, la rivelazione dell'anno e instancabile portatore d'acqua per il centrocampo bianconero. I sei mesi di crisi passano, la Juve si risveglia in primavera ma in campionato non riesce a riagganciare la Roma che si avvia a vincere il suo storico secondo scudetto. Le cose per la Juve sembrano andare benissimo almeno nella tanto agognata Coppa Campioni: superato senza patemi il primo turno contro i danesi dello Hvidovre, i bianconeri sono attesi ad un primo grande scontro contro lo squadrone belga dello Standard Liegi, l'anno prima campione belga e finalista di Coppa Coppe (e ingiustamente battuto dal Barcellona proprio nella citta'catalana). Il protagonista é il discusso Paolo Rossi, che con una doppietta nel ritorno di Torino spalanca le porte ai quarti di finale. C'e' un'altra grande sul cammino della Juve: l'Aston Villa, campione d'Europa in carica. A Birmingham é una storica vittoria, la prima di una squadra italiana in Inghilterra, siglata da una doppietta di Michel. Eliminata poi in semifinale l'ex squadra di Boniek, i campioni polacchi del Widzew Lodz (che aveva eliminato la Juve in Coppa Uefa due anni prima), la Juve arriva per la seconda volta della sua storia alla finale della coppa piu' prestigiosa, ad Atene il 30 maggio 1983. Ad affrontarli, dopo aver eliminato i campioni spagnoli della Real Sociedad, c'é l'Amburgo: quale miglior occasione per una rivincita contro i tedeschi, pensa Platini? Un esodo bibilico, quarantamila juventini (mai visto prima in italia) seguono nella capitale greca la Juventus. Sulla carta l'Amburgo è più debole di una Juve che appare in ripresa, la squadra tedesca è più o meno la stessa che si è fatta battere nel 1980 dal Nottingham in finale di Coppa dei Campioni....

Ma la Juve ha eliminato i campioni in carica! Purtroppo un tiraccio di Felix Magath sorprende dopo pochi minuti di gioco uno Zoff forse fuori posizione. Tutta la Juve appare chiaramente fuori condizione: si è sbagliato l'approccio mentale alla partita. Michel lotta sotto tono, tira in porta, si tuffa, ha solo tre palloni giocabili in tutto il secondo tempo, subisce anche un chiaro fallo da rigore su un uscita del portiere Stein ma l'arbitro non è d'accordo. La marcatura di Rolff è asfissiante e Michel esce tra i fischi. Tra la sorpresa generale, l'Amburgo mantiene l'1-0 fino alla fine. E' una sconfitta storica.

Per fortuna c'é ancora un trofeo per salvare la stagione juventina: la Coppa Italia. La Juve é arrivata in finale quasi senza fatica, battendo due volte la Roma in semifinale (quattro vittorie su quattro partite, segno che lo scudetto é stato perso altrove e non negli scontri diretti). All'ultimo atto c'é il Verona, squadra rivelazione della stagione, a lungo in testa al campionato con la Roma. E' Michel a risolvere la questione, con una doppietta nei supplementari a Torino dopo il pareggio di Verona. La lunga stagione post-mondiale si conclude con un'altra vittoria di prestigio, quella del Mundialito Clubs di Canale 5, in cui la Juve vince il trofeo contro il Flamengo.

La stagione 1983-84 è cruciale anche per la Juve: se ne sono andati due miti, uno - Zoff, 41 anni!- verso il meritato ritiro, l'altro - Bettega - per chiudere la carriera in Canada. La Juve acquista Tacconi e Penzo per sostituirli, oltre a Vignola e Caricola da Avellino e Genoa, ma sarà soprattutto la voglia di riscatto e vendetta ad alimentare tutta la stagione. L'inizio è bruciante: 7-0 all'Ascoli in campionato, 7-0 al Lechia Danzica in Coppa Coppe. Mai visto! Il turno viene saltato facilmente. Ma le sconfitte con Samp e nel Derby fanno si' che sia la Roma a tentare una prima fuga autunnale. Un sorteggio beffardo affida alla Juve gli ottavi di finale contro il Paris Saint Germain: è il 19 ottobre. Si parlerà molto del presunto "caso di coscienza" di Michel, che in realtà era molto più preoccupato della forza della squadra che dei fischi eventuali del Parco dei Principi. Il risultato alla fine sarà di 2-2, e un gesto rabbioso di Platini entrerà nella storia che lo stesso campione vorrà dimenticare. A fine anno e' di nuovo la Juve a balzare in testa alla classifica, e un'altra buona notizia arriva da Parigi: Michel vince il suo primo pallone d'oro ben ventiquattro anni dopo la vittoria dell'unico altro francese prima di lui, Raymond Kopa genio mancino del grande Real Madrid. 110 i punti assegnatili, ben settantaquattro di più rispetto a Daglish e settantacinque rispetto a Simonsen, terzo: a seguire Strachan e......Magath. Michel era già arrivato terzo due volte, nel 1977 preceduto dallo stesso Simonsen e dal predecessore di Daglish al Liverpool, Keegan; e nel 1980, preceduto da Rumenigge e Schuster. A fine anno comincia anche il lungo dibattito sul rinnovo del contratto: Michel stava bene a Torino ma voleva costringere i dirigenti a fargli un rinnovo per 2 anni. Così sarà. In campionato la Juve arriva a 5 punti di vantaggio, poi due sconfitte consecutive la ridimensionano, ma un pareggio a Roma e le vittorie a Milano contro Milan e Inter suggellano lo scudetto n.21. Platini è ancora capocannoniere dopo un appassionante duello con Zico. In Coppa Coppe ci eravamo lasciati con il PSG: uno 0 a 0 casalingo manda la Juve avanti. Il sorteggio dei quarti stavolta e' fortunato: il doppio scontro contro i dilettanti finlandesi dell'Haka Valkeakoski finisce con un doppio 1-0. Ci si avvicina alla finale......ma c'e' ancora uno scoglio inportantissimo da superare, il Manchester United di Wilkins e Robson che ha appena eliminato il Barcellona di Maradona e Schuster. Per la partita di andata al Main Road di Manchester le stelle inglesi sono fortemente rimaneggiate, ma la Juve compie comunque il suo capolavoro tattico e tecnico, colpendo inesorabilmente andando in vantaggio (deviato in gol un tiro di Rossi), resistendo alla furia dei "red devils" subendo il pareggio e non concedendo oltre. Il 25 aprile 1984, a Torino, dopo Boniek e Witheside un gol di Rossi al novantesimo permette alla Juve di battere gli inglesi e di andarsela a giocare a Basilea contro il Porto, il 16 maggio. In svizzera l'ennesimo esodo del generoso popolo juventino vede una grande partita. I portoghesi (futuri campioni europei) sono di buona tecnica; la loro nazionale la rivedremo protagonista agli imminenti Europei francesi . In campo inizialmente la tensione si taglia con il coltello, c'é il terrore di vedere sfumare il successo all'ultimo tuffo, Michel si fa ammonire. Per fortuna sbuca il protagonista del grande finale di stagione juventino, Beniamino Vignola, che con un tiro impossibile porta in vantaggio la Juve. C'e' il pareggio portoghese e tutto sembra crollare di nuovo, ma prima dell'intervallo ci pensa Zibì Boniek a portare in vantaggio e in maniera definitiva la Juventus. Ma per Michel la stagione non finisce qua: c'e' un appuntamento importantissimo: i Campionati Europei per nazioni, nella sua Francia. Il debutto nei Campionati avviene a Parigi il 12 giugno. La Francia, che in qualita' di paese ospitante non ha dovuto passare dalle qualificazioni, incontra la Danimarca, forte compagine formata da grandi professionisti che giocano un po' dovunque in europa. Grazie ad un rigore del folletto Simonsen, i danesi hanno espugnato Wembley ed eliminato a sorpresa la favorita del girone, l'Inghilterra. La partita e' robusta; il pisano Berggreen controlla alla perfezione Platini, Simonsen subisce un grave infortunio, e a dodici minuti dalla fine il guardiano di Michel si distrae quel tanto da permettere al nostro eroe di scoccare un destro secco, deviato da Busk. E' gol! Una vittoria importantissima. Da questo momento Michel si sblocca definitivamente e domina il resto del torneo. Contro il Belgio nel nuovo stadio della Beaujoire a Nantes, una tripletta (sinistro, rigore e testa) annichilisce i diavoli rossi di Scifo: 5-0. Il ritorno a Saint-Etienne e' un altro trionfo: sinistro, tuffo di testa, calcio di punizione, un'altra tripletta, un'altra vittoria: 3-2. La Francia passa alla grande alle semifinali, insieme alla Danimarca che all'ultimo tuffo elimina il Belgio. In semifinale, le due squadre incontreranno le protagoniste dell'altro girone: il solido Portogallo e la sorprendente Spagna che con un gol di Maceda al '90 ha eliminato la Germania campione in carica. A Marsiglia si svolge un'altra importante tappa dell'epica sportiva di Platini. Il clima soleggiato della citta' sul mediterraneo accoglie festosamente i "bleus". I tempi regolamentari terminano sull'1-1: un gol del terzino locale Domergue, che sostituisce Amoros squalificato, sblocca il risultato, ma Chalana il genietto del Benfica, rimette le cose in parità. Il forte attaccante Jordao fa vedere le streghe a Platini e soci quando batte Bats...ma ci pensa ancora Domergue a pareggiare. 2 a 2. All'ultimo tuffo, dopo aver subito un forcing portoghese per tutti i minuti del supplementare, e a un solo minuto dalla fine dei tempi supplementari e dallo spettro dei calci di rigore, Tigana arpiona un pallone a meta' campo. Con le ultime energie, il centrocampista del Bordeaux avanza, arriva al limite dell'area, si ferma bruscamente e centra all'indietro. Michel e' la', pronto all'appuntamento con la storia. Il suo destro regala alla Francia la prima finale della sua storia sportiva.

E siamo giunti perciò all'atto finale del Campionato Europeo per Nazioni, il 27 giugno 1984 a Parigi. La Francia affronta la Spagna, che ha avuto un percorso davvero incredibile fin qui: si e' qualificata per la fase finale solo grazie ad un 12 a 1 rifilato in una sospetta partita contro Malta, quando gia' si sapeva che sarebbero stati necessari almeno 10 gol di differenza per qualificarsi. Ha passato il girone con due pareggi contro Romania e Portogallo e battendo all'ultimo minuto la favoritissima Germania con un gol del terzino del Real Madrid Maceda. Ed ha battuto ai rigori in semifinale la rivelazione Danimarca.

La partita è molto nervosa; le squadre si equivalgono ma al '57 la punizione di Platini è in agguato. Il leggendario Arconada, portiere della Real Sociedad, è sulla traiettoria....ma incredibilmente la palla gli scivola sotto la pancia e rotola con un effetto incredibile oltre la linea!! E' l'1 a 0, quasi insperato visto l'equilibrio in campo. Il resto della partita è un assalto furibondo degli spagnoli alla rete di Bats; il difensore francese Le Roux viene espulso, un pallone dubbio sta per varcare la linea ma l'arbitro non concede il gol; e Bellone, all'ultimo momento, mette la firma finale alla partita. La Francia ha vinto il primo alloro della sua storia, Michel è Campione d'Europa e capocannoniere con 9 gol! La stagione 1984-1985 è quella tragicamente passata agli annali con la tragedia dell’Heysel,il 29 maggio 1985!La prima Coppa dei Campioni della storia bianconera,il fiore più bello,macchiato di sangue. L’avventura bianconera comincia a Tamper,contro i dilettanti dell’Ilves,il 19 settembre 1984.Fu un 4-0 secco in cui Michel mise dentro un calcio di rigore.Il ritorno,il 3 ottobre,fu nel segno di Le Roi!Una doppietta rimonto il gol iniziale di Kuuluvainen.2-1 il risultato finale.

Gli ottavi furono un’altra galoppata.L’avversario di turno erano gli svizzeri del Grasshoppers.2-0 a Torino e 4-2 in Svizzera con Michel ancora una spanna sopra tutti(per lui la seconda doppietta). I quarti di finale videro la Juventus ospitare all’andata lo Sparta Praga.La Juve vince perentoriamente(3-0) con una prestazione ad alto livello e tre gol di ottima fattura firmati da Tardelli,Paolo Rossi e Briaschi. Il ritorno si gioca in mezzo al fango e alla fine fu un 1-0 per i cechi che sospinse la dormazione bianconera in semifinale.C’era già il Bordeaux che aspettava la Juve,ma soprattutto aspettava Michel!!!

In uno Stadio Comunale staripante(nuovo record d’incasso-oltre un miliardo-e 66.000 spettatori),aòtro 3-0 secco.I gol di Boniek,Briaschi e dello stesso Platini misero una seria ipoteca sulla finale di Bruxelles!Ipoteca che stava per essere riscattata dai francesi,imposisi al ritorno per 2-0 con reti di Muller e Battiston e con super-Luciano Bodini a dire no ai supplementari con uno strepitoso intervento su Tigana a meno di 100 secondi dalla fine!!!

BRUXELLES!!!

Davanti a 60 paesi collegati in Eurovisione e Mondovisione(Australia compresa per la prima volta)e a un miliardo di spettatori ansiosi,matura una delle più grandi tragedie che la storia del calcio abbia mai vissuto.Succede tutto nel giro di pochi,drammatici minuti,poco dopo le 19 nella Curva Z,riempita da tifosi italiani con mogli e figli e hooligans inglesi,senza efficace divisione preventiva,mentre le forze dell’ordine,con colpevole e cieca leggerezza,si attardano fuori dallo stadio a far da parata alle autorità annunciate. Dal gruppo degli inglesi,ebbri di birra,alcuni probabilmente anche drogati,partono i primi insulti,sassi,biglie,cocci di bottiglie.Vedendosi non protetti,pochi italiani reagiscono come possono:prima tentano di riportare la calma,poi cercano di opporsi con energia.La reazione degli inglesi è assurda:un attacco all’arma bianca,feroce,preordinato quasi come il piano di una guerriglia,a più ondate,violentissimo.Gli italiani(e i belgi,i francesi,gli spettatori neutrali di quel settore)ripiegano.Ci sono donne,bambini,anziani,gente pacifica,inerme.Scappano terrorizzati,si ammassano contro una balaustra,la pressione si fa enorme,il muretto cede…ED E’ IL DRAMMA!!!

I primi soccorsi rivelano l’entità della tragedia:fra i corpi martoriati,ce ne sono molti,troppi senza vita.Schiacciati,asfisdsiati nel disperato tentativo di trovare uno spiraglio verso la salvezza.

Mentre si prestano le prime cure e si tenta di fare i primi bilanci(che si presentano già gravissimi:si parla di parecchie decine di morti)i vertici Uefa,i servizi d’ordine, i dirigenti delle due società cercano di orientarsi fra il groviglio delle sensazioni,le necessità del business e le attese della gente ignara delle proporzioni del dramma che si è conumato.Sembra impossibile giocare,la Juventus non vuole ma ad un certo punto arriva l’ordine:bisogna andare in campo.Se i tifosi italiani e quelli inglesi lasciano insieme lo stadio si rischia una carneficina.

Alle 21:25 Phil Neal,capitano del Liverpool,e Gaetano Scirea vanno al microfono e spiegano ai propri tifosi perché si gioca.”State calmi”,conclude il messaggio di Scirea,”giochiamo per voi”.

Per dovere di cronaca la partita finisce 1-0 per i bianconeri,con un gol su rigore di Michel Platini.La Juve vince la Coppa dei Campioni,l’unico trofeo che ancora le mancava.

Ma 39 morti,32 italiani,sono un bilancio assurdo per una partita di pallone!!!

La stagione è caratterizzata anche da un altro successo:la Supercoppa Europea.Era il 19 gennaio 1985 e,in mezzo alla neve che ammantava surrealmente il Comunale,si trovavano di fronte la Juventus e,guarda caso,proprio il Liverpool.Fu un 2-0 nel segno di Boniek. In campionato la Juve non andò oltre il 6° posto. Ma Michel fu ancora una volta il miglior goleador della squadra con 18 reti,e,per la terza volta consecutiva,capocannoniere del campionato(uguagliando lo svedese Nordahl). La stagione 1985-86 è quella che chiude la straordinaria carriera di Platini.”Non mi diverto più” dirà Michel.Ma anche in quella stagione Michel lascierà il segno.Coppa Intercontinentale a Tokio,scudetto numero 22 cucito sulle maglie bianconere…insomma,non male come “Adieu”!!!

Rimarrà nella memoria di tutti gli juventini la partita di Tokio.E’ una partita tesa e dura,non così accademica come qualcuno vorrebbe far credere.In un momento cruciale,fuori dalla mischia,si vede Michel domare il pallone di destro,tenerlo su appeso a un invisibile filo,poi colpirlo al volo,di sinistro;è gol,nell’angolo più bello,ma l’arbitro annulla perché ha visto un bianconero che forse era in fuorigioco.Sarebbe stato il due a uno per la Juve.E Platini,che stava già trionfando,si ferma,mima l’incredulità di uno veramente convinto che <<è bello anche se si perde,basta giocare e divertirsi>>;poi – mentre lo zoom della telecamera insiste per non perdersi la scena – si stende sul prato “come una versione calcistica della Maya desnuda”.E’ la sua buffa protesta.”Un altro” – si leggerà poi – “avrebbe preso l’arbitro per il collo!”. Il 17 maggio 1987 è la data che segna l'addio al calcio di Roi Michel, nel suo straordinario palmares manca solo il titolo di campione del mondo, ma negli anni della sua carriera ha saputo conquistarsi un titolo non ufficiale, ma ugualmente importantissimo: la fama di gentiluomo, lo stile che altri campioni di eguale classe e potenziale possono solo invidiargli ne hanno fatto un campione amato ed ammirato in tutto il mondo. I suoi lanci di sessanta metri sui piedi dell'attaccante, i suoi gols, la fantasia e gli atteggiamenti, a volte da prima donna ma comunque sempre simpatici, lo hanno reso mito per intere generazioni di ragazzi che hanno passato pomeriggi a tirare punizioni contro un muro, cercando di accarezzare la palla e farla viaggiare leggera come il campione francese.